Ai tempi del liceo, al richiamo del sacro odore del forno a legna, era d’obbligo un pit-stop in panetteria per un panino all’olio caldo. Quel sapore, quell’odore non si dimenticano facilmente, tanto da diventare il mio benchmark di riferimento sul pane. Se si è prossimi agli anta, sono certo che si ha almeno una storia simile, legata alle proprie radici, da raccontare: siamo cresciuti in un contesto socio-culturale che ci ha fisiologicamente indirizzati nella definizione di uno standard di qualità dei nostri sensi. Tornando al pane, OGGI i forni a legna sono una specie in via di estinzione e un giovane guaglione con estrema difficoltà riuscirà a provare il piacere del vero panino all’olio. Dico estrema perché, aimè, è nato e cresciuto in un momento di omologazione e assopimento dei sensi. E’ un digital native che vede una labile differenza tra il reale e il virtuale; che non si porrà mai il problema se ci sia differenza tra la musica dell’Ipod e quella di amplificatore a valvole. Mediocrità di sensi figlia della digitalizzazione diffusa che lobotomizza e allontana i valori e i sensi dalla natura. Depaupera il patrimonio culturale tricolore che si è sempre basato sulla “qualità di vita”, dando spazio alla massificazione di stampo sino-americano.
La digitalizzazione del reale è tuttora mediocre e il digitale terrestre ne è un esempio. Ancora oggi, se si hanno occhi per vedere e si confronta una foto scattata su pellicola kodachrome con la sorellastra digitale, si scopre che bisogna investire a 3 cifre per avere un risultato paragonabile all’analogico.
L’atrofia dei sensi permette ai maghi della comunicazione di ridefinire le metriche che orientano e programmano le scelte dei nostri figli. Giovani guaglioni inconsapevolmente attratti da un accattivante package e dal valore associato al riconoscimento sociale, piuttosto che dalla qualità di prodotto. Come pure, se si spende gran parte del tempo davanti ad un monitor, come si può imparare a distinguere al tatto un tessuto di cachemire dall’acrilico?
Generazione che, grazie ad Internet, non ha teoricamente più barriere per l’accesso alla conoscenza ma che, nella pratica, cresce più ignorante e incapace di decodificare e filtrare i messaggi ricevuti.
L’ambiente che ci circonda è analogico, madre natura ci ha dato cinque sensi per percepire il mondo e interagire con esso. Il digitale, nato per essere funzionale al mondo reale e migliorarne la sua rappresentazione, ha alterato l’ambiente non permettendo più ai sensi di cooperare tra loro sinergicamente, ha assopito le sensazioni e le ha orientante verso di qualcosa non reale, mettendole allo sbando.
I nostri nonni erano vulcani di istinti, in alcuni casi poco avvezzi a leggere e scrivere, ma certamente capaci di vivere in simbiosi con la natura. E’ il nostro turno, spegniamo i monitor e aiutiamo i nostri figli a ritrovare i propri sensi.
- Internet + Cabernet
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Francesco